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Granada. L’Alhambra e il Generalife

Gli arabi si stabilirono nel territorio di Granada, in Spagna, nel VII secolo, penetrando negli strati più profondi della cultura di questa città. Per i cultori dell’architettura arabo-cristiana, proprio nei pressi di Granada sorge su una collina un grandioso "pezzo d’Oriente", come pochi se ne possono ammirare nell’ovest europeo: è l’Alhambra.

Alhambra significa in arabo "rossa" e probabilmente il nome della omonima fortezza della Sabica, deriva dal color vermiglio-ferrigno (della terra), proprio delle sue torri e muraglioni.

"La Sabika è una corona sulla fronte di Granada, nella quale gli astri vorrebbero incastonarsi. E l’Alhambra – Dio vegli su di lei! – è un rubino al sommo di questa corona. (Ibn Zamrak, poeta arabo del XIV sec.)

Il complesso architettonico, su cui ci soffermiano, sintetizzò in sé una triplice funzione: difensiva (alcazaba), di palazzo vero e proprio (alcazar) e di piccola città (medina); e una duplice anima: araba e cristiana. Il valore emblematico di questo splendido monumento sta tutto in questa sua versatilità di funzioni, stili e valori, un sincretismo che si traduce anche in termini architettonici e che diede origine allo splendore dei suoi palazzi ed ambienti.

Nel 1238 furono gli emiri "nasries" ad avviarne i lavori, con la costruzione della Casa Reale Vecchia ad opera di Yusuf I e Muhamad V. L’intento dei due califfi era quello di ricreare in terra il paradiso, cercando così di nascondere il loro potere ormai in declino. Solo nel 1492 l’Alhambra divenne corte cristiana, in seguito alla conquista da parte dei Re Cattolici della città di Granada. L’imperatore Carlos V diede origine al palazzo che porta il suo nome, che contrasta con la grazia arabo-alhambrina per la sua serena maestosità architettonica rinascimentale.

Tra XVIII e XIX secolo cominciò il declino dell’Alhambra, abbandonata in balìa di ladri e mendicanti, per poi passare alla devastazione operata dalle truppe napoleoniche, che ne ricavarono caserme. Quando Napoleone battè in ritirata minò alcune delle torri, facendole saltare in aria. Solo quando, successivamente, nel 1870 il complesso architettonico venne dichiarato monumento nazionale, iniziò il suo lento e progressivo recupero e restauro.

Il primo vero nucleo dell’Alhambra è la Casa Real Vieja, così chiamata per distinguerla dalla cristiana Casa Real Nueva. Qui troviamo ambienti tipicamente musulmani: il Mexuar (salone delle udienze per amministrare la giustizia e per le udienze aperte al popolo); il Cuarto de Comares o Serraglio (residenza ufficiale del re o dell’emiro); il Cuarto de los Leones (l’Harem), dimora privata dei monarchi.

Per quanto riguarda il Mexuar se ne possono ammirare gli stucchi decorati alle pareti, i porticati, il giardino e la piscina centrale. All’interno della sala amministrativa sorge una piccola moschea privata con l’affaccio panoramico sulla vallata del fiume.

Il Cuarto de Comares (Stanza delle Vetrate) ospita una piscina molto grande, di pianta rettangolare (lunga 37 m e larga 24m), in cui si rispecchia l’intero, ampio porticato e la torre merlata delle vetrate.

Probabilmente è il Cuarto de los Leones la zona di più stupefacente bellezza e armonia dell’intero complesso architettonico granadino, il cui patìo è stato paragonato ad un bosco di 124 palmizi, costituito dalle marmoree colonne gemelle che attorniano la fontana centrale, sostenuta da dodici leoni.

L’acqua è uno degli elementi decorativi fondamentali dell’Alhambra e lo si scopre anche percorrendo il patìo de los Cipresses che introduce ai Banos Reales. Questi corrispondono alla struttura delle terme romane: la prima stanza è per il riposo, seguita dalla sala di immersione, con numerose vasche di marmo contenenti acqua fredda e dalla sala di traspirazione (ovvero il bagno turco).

Il Generalife (giardino del paradiso o, più probabilmente, giardino dell’architetto), a nord dell’Alhambra, era la dimora di campagna dei re Nasridi, in cui fuggivano o si rilassavano nella quiete surreale. Oggi costituisce un’attrattiva per i suoi giardini ben curati, orti e frutteti geometrici e sagomati e gli edifici bianchi coi loro belvedere, che sembrano quasi sospesi sul pendio della collina. Il "patio de la Acequia" (canale) ospita il celebre canale di fontane zampillanti, recintato da siepi di mirti e rose, cipressi e aranci. Il loggiato del Mirador del Generalife, offre attraverso i suoi archi stilizzati, una splendida visione panoramica dell’Alhambra, dell’Albacin e del Sacromonte.

"L’Alhambra è non solo il migliore, ma il più antico e meglio conservato di tutti i vecchi palazzi arabi che restano nel mondo": a sostenerlo è Garcia Gomez, un eminente arabista.

Varrebbe la pena di visitarlo.

Gi.Lap.

26 agosto 2007


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